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Disastro Afghano, chiuso definitivamente il sipario sulla missione internazionale

Alexander89

Si è chiuso definitivamente il sipario sulla missione internazionale in Afghanistan, come ogni missione svolta in nazioni straniere, è doveroso fare il bilancio politico, economico e sociale di questi 20 anni. Le case degli italiani dal 14 agosto 2021, data del ritiro dei soldati dalla missione in Afghanistan, sono state inondate, dagli organi di informazione, della riconquista  da parte dei talebani di Kabul e dell’intero Paese afghano.

Orizzonte Italiano non partecipa alla disputa se la decisione di ritirare le truppe americane è stata corretta o meno, non ci appassiona, in quanto sposta i termini della valutazione sul terreno della sola valutazione militare, mentre la nostra valutazione riteniamo opportuno farla anche sul terreno della politica estera e della politica sociale. In questi venti anni di permanenza delle forze militari italiane in Afghanistan, il prezzo pagato dall’Italia in termini di vite umane e di costi economici è stato stratosferico. Hanno perso la vita, a causa di attentati ben 53 soldati italiani e, sono risultati feriti, più o meno gravi, ben 723 unità, con un costo di ben 8,7 miliardi di euro, senza contare il costo dell’evacuazione da Kabul non ancora quantificato, valore equivalente di una finanziaria feroce. Questo triste bilancio potrebbe non avere senso, se oggi, con la coda tra le gambe, non avessimo abbandonato l’Afghanistan al suo triste destino, lasciando le cose com’erano venti anni or sono, con l’aggravante di aver illuso un popolo, facendogli assaporare sprazzi di democrazia e di crescita culturale, per poi abbandonarli nuovamente nella mani della ferocia talebana. In venti anni non si è riusciti a piegare le milizie talebane, neppure dopo l’uccisione di Osama Bil Aden che risultava essere il principale finanziatore , oltre ad essere l’ideologo e stratega del terrorismo internazionale.

A nostro avviso, le milizie talebane andavano combattute eliminando principalmente le fonti di finanziamento, in primis i campi di coltivazione del papaverum somniferum, dal quale si ricava l’oppio e, applicando la massima di Napoleone :”L’argent fait la guerre”, realizzando in tal modo un duplice obiettivo, affamare i guerriglieri e proteggere i popoli della terra dall’oppio afghano. A sostenere i guerriglieri talebani è intervenuta la Cina, attratta dalla ricchezza del sottosuolo afghano, ricco di litio, senza il quale le batterie dei telefonini e delle auto elettriche avrebbero un’autonomia limitata, materiali preziosi indispensabili per realizzare tecnologie d’avanguardia, necessari per fabbricare sistemi di navigazione per carri armati, satelliti e sistemi per la tecnologia laser e, sistemi di guida per i missili. Quindi, a fronte di venti anni di colpevoli distrazioni dei governi impegnati nella missione Afghanistan, la Cina, ha mirato al controllo e allo sfruttamento dei giacimenti di rame, ferro, alluminio, oro, argento, zinco, mercurio, ferro, e poi vene di alluminio, oro, argento, zinco, mercurio e litio, oltre alle famose “terre rare “ , come lantanio, cerio, neodimio e antanio.

La politica estera italiana (sic!), intenta a giocare con “La via della seta”, non ha capito che il colosso cinese ha vietato investimenti nel mondo del calcio, ritenendolo non strategico e, investendo pesantemente sull’acquisizione e il controllo della produzione di cobalto e mirando alla conquista di giacimenti di terre rare in numerosi nazioni del mondo, rappresentati principalmente da Argentina, Australia, Bolivia,  Brasile, Cile, Congo, Sudafrica, con quote di partecipazione straripanti, quote che si attestano circa ai due terzi di tutti i principali siti di estrazione e lavorazione del globo terrestre. Usando il capitale di stato, con risorse economizzate anche dal calcio, la Cina è presente nello scacchiere mondiale, controllando e sfruttando le risorse pregiate, primeggiando e influenzando  l’economia mondiale e le risorse strategiche necessarie per gli armamenti. Di contro registriamo, purtroppo, l’assenza di una politica estera dell’Italia e dell’Europa, servili rispetto agli Stati Uniti che unilateralmente hanno deciso con l’accordo di Doha del 2020, tra la fazione afghana dei Talebani e gli Stati Uniti d’America, conclusosi, durante la presidenza di Donald Trump, il 29 febbraio 2020.  L’accordo prevede di porre fine al conflitto armato in Afghanistan, disponendo il totale ritiro delle forze armate statunitensi dal Paese entro il 31 agosto del 2021.

In questo pauroso scenario, ci stupisce non poco la poco avvedutezza dell’Amministrazione Biden, che supinamente ha messo in atto l’accordo di Doha sottoscritto da Tramp e, ancora più deprimente è la dichiarazione dello stesso Tramp che criticava l’abbandono dell’Afghanistan da parte degli Stati Uniti. In questo scenario, durato ben 20 anni, ci siamo serviti di personale afghano in qualità di collaboratori civili delle nostre ambasciate, oggi la gran parte di essi è  esposto alle ritorsioni e alle vendette dei talebani, persecuzioni che stanno già subendo donne e bambini. Ci chiediamo e chiediamo ai governi che si sono succeduti in questi venti anni, agli occupanti della Farnesina di questo ventennio, se potranno addormentarsi serenamente e, se non si svegliano con incubi pensando ai danni che hanno procurato con la loro incapacità e insulsaggine al popolo afghano. Ci chiediamo, chi andrà a spiegare alle donne afghane che hanno solo vissuto un sogno che si è miseramente infranto sulla miopia politica degli Stati Uniti e dei servili alleati, oggi al risveglio si trovano ad affrontare, a causa della riconquista dell’Afghanistan da parte dei talebani, gruppi radicali di fondamentalisti islamici, che hanno reintrodotto la sharia per soffocare i diritti delle donne e dei bambini, facendo precipitare la società afghana nel più tetro oscurantismo.

Molti afghani vivono nel terrore, non tanto per il riferimento alla sharia in sé, quanto piuttosto al modo autoritario e repressivo con cui i talebani governarono fra il 1996 e il 2001, imponendo estese limitazioni alle libertà individuali. Una riflessione a parte merita l’Europa, ribadendo che Orizzonte Italiano è un partito convintamente europeista, ma questa Europa non ci appartiene, non è quella dei nostri padri fondatori, questa Europa appartiene ai burocrati, ai banchieri, ai faccendieri ed è governata prevalentemente da personale politico insufficiente dal punto di vista qualitativo. Infine, ancora oggi vi sono rappresentanti politici di forze di governo che postulano accordi con i talebani, sono gli stessi che hanno osannato alla “via della seta”, che hanno consentito, con colpevoli silenzi, che la Cina si appropriasse di porti e di industrie strategiche italiane. Che tristezza! Questo è il livello in cui è precipitata la politica estera italiana. Gli italiani si meritano di più e di meglio, sono stati abituati ad avere illustri Ministri degli Affari Esteri  sin dalla nascita della Repubblica, ricordandone solo alcuni, Alcide De Gasperi, Pietro Nenni, Gaetano Martino, Amintore Fanfani, Antonio Segni, Giuseppe Saragat, Aldo Moro, Mariano Rumor, Arnaldo Forlani, Emilio Colombo, Giulio Andreotti, Gianni De Michelis, Vincenzo Scotti, Beniamino Andreatta, di varie estrazioni politiche che hanno dato prestigio al nostro Paese e all’Europa. Oggi, frutto dei tempi in cui viviamo, la politica estera italiana trova quale interprete un “bibitaro”!

Orizzonte Italiano auspica un ritorno della supremazia della politica sull’economia e, soprattutto dice basta alla ricerca di personale della cosiddetta società civile da imprestare alla politica, tutti i cittadini devono concorrere al governo della cosa pubblica, mediante formazione adeguata, rispolverando il ruolo formativo dei partiti politici assegnatogli dalla Costituzione, al fine di evitare di fare praticantato sulla pelle degli italiani, come purtroppo sta avvenendo da alcuni anni, con interpreti privi della conoscenza del funzionamento della complessa macchina amministrativa e in assenza di un progetto politico credibile e serio.

 

Orizzonte Italiano       

Il Segretario Politico Nazionale

Prof. Alessandro Calabrese

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