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Politica

GIGANTI e pigmei

Alexander89

Le recenti esternazioni di Landini hanno arroventato il clima politico, delineando una più profonda frattura con la parte politica di governo, acuita anche dalla proclamazione di uno sciopero generale, in parte azzoppato per la dissociazione della CISL. Ovviamente, la questione non è affatto nuova, ma la grande differenza la fanno gli attori che avevano uno spessore culturale e morale assolutamente non paragonabile ai pigmei del momento. Nel lontano 1952 il grande statista democristiano Alcide De Gasperi, in una intervista rilasciata al quotidiano Il Messaggero, così stigmatizzava il rapporto tra politica e sindacato: “La vita sindacale è tutta penetrata e fatta oggetto di conquista politica, rivoluzionaria, antidemocratica. Non è possibile che lo Stato si disinteressi dell’organizzazione sindacale: è una diserzione della democrazia. Landini sicuramente strizza l’occhio a una parte politica particolare, pensando di “meritarsi” un seggio in Parlamento, sulle orme degli ultimi tre suoi predecessori, Cofferati, Epifani e Camusso, ma per questo progetto bisogna dare qualcosa alla “casa madre”.

Nessuno si sogna di voler tarpare le ali o di gettare fango sul sindacato, ma le organizzazioni sindacali devono avere una loro autonomia e non essere cinghia di trasmissione di un partito politico, anche per il rispetto che si deve ai lavorati iscritti a quel sindacato che potrebbero avere idee politiche diverse. Assume effettiva rilevanza sindacale fare le pulci ai sindacati che oggi chiamano allo sciopero generale i lavoratori, contestando la scelta del governo di ridurre il debito pubblico attraverso tagli alla spesa sociale, piuttosto che intervenire sulle entrate dei lavoratori con una riforma fiscale vera e propria, dimenticando che negli ultimi due lustri sono stati dormienti o acquiescenti verso i governi del momento.

Da cittadino di questa Italia, mi piacerebbe chiedere ai vari Landini e Bombardieri, quali azioni hanno messo in campo per contrastare alcune politiche scellerate di sperpero del danaro pubblico con il reddito di cittadinanza, elargito a piene mani senza controlli e senza avviamento al lavoro dei beneficiari, e il “regalo” del 110% “favorendo” le imprese e una sparuta minoranza di italiani, senza aver predisposto da subito prezzari per le opere da eseguire, aggravando ulteriormente le finanze pubbliche risorse che non potranno essere utilizzate per la scuola, la sanità, le pensioni, ecc. Questi signori sono a conoscenza perfettamente che per rivalutare le retribuzioni e le pensioni si ha la necessità di disporre di risorse economiche che allo stato comatoso attuale diventa difficile, oso dire quasi impossibile.

E’ sacrosanto chiedere che vengano concretamente rivalutate retribuzioni e pensioni minime, mentre sono state mortificate le pensioni del ceto medio, che hanno versato contributi per quaranta e più anni, ma per effetto di politiche perverse dei governi che si sono succeduti negli ultimi quindici anni, tra contributi di solidarietà e altre stupidaggini, hanno bloccato la rivalutazione delle pensioni, in un contesto in cui l’inflazione galoppa a livelli stratosferici, erodendo pesantemente il potere di acquisto dei salari e delle pensioni. Nessuno si illuda, chi va in pensione non viene tutelato, senza considerare che per effetto della Fornero, rischiano di percepire una pensione sociale, se il sistema non collasserà completamente.

Le scellerate elargizioni dei governi “buonisti” e le “disattenzioni” dei vertici sindacali stanno comportando un appiattimento delle pensioni per un verso, per altro verso una mancetta di tre euro al mese, sicuramente anche a causa delle politiche scellerate citate. Sicuramente la politica si è involuta profondamente, ma l’involuzione della politica non ha risparmiato neanche il sindacato, che ha smarrito la strada tracciata dai vari Giulio Pastore, Giuseppe Di Vittorio, Franco Marini Sergio D’Antoni Bruno Storti, Luciano Lama e tanti altri, lasciando la tribuna ai Landini bravi incitatori dei lavoratori, invitandoli alla rivolta sociale, e alla lotta per “svoltare l’Italia come un guanto”. Un buon medico non può limitarsi a elaborare una buona diagnosi senza proporre una adeguata e possibile terapia, la domanda da porsi è: “Cosa dobbiamo fare per non morire d’inedia?”.

Uscire dal torpore e dall’oblio, impegnare le migliori risorse professionali e umane del Paese e creare una forza d’urto nelle varie istituzioni pubbliche a tutti i livelli, non ultimo il Parlamento italiano, portando al voto la “maggioranza” degli italiani che si astengono, inaugurando una nuova primavera della politica con il popolo e per il popolo.

Articolo a cura del Prof. Alessandro Calabrese

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