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IL PESO DEGLI AGGETTIVI

Alexander89

La filosofia che dovrebbe sorreggere la comunicazione linguistica a scuola, rivolta dai docenti verso gli alunni e verso i genitori degli alunni, come quella di questi verso i docenti e i vari operatori scolastici, dev’essere improntata alla massima correttezza e al rispetto della “persona”. Il luogo comune il quale postula che le parole possono pesare più dei macigni è sempre attuale e un loro uso inappropriato potrebbe influenzare la formazione e il carattere dei nostri giovani, fino a determinarne, in alcuni casi, insuccessi e frustrazioni che ne possono compromettere lo sviluppo.

Di contro potrebbero, visto in positivo, essere elemento stimolatore del carattere nella formazione dei giovani e dei futuri cittadini. Ci si chiede se un uso/abuso di un aggettivo possa influire pesantemente nella formazione con le possibili ricadute. Personalmente ho vissuto un’esperienza scolastica travagliata a causa di un uso, oserei dire “forzato/spregiudicato” di alcuni docenti delle mie prime esperienze di alunno. Nel momento dei colloqui con le famiglie, la quasi totalità dei miei insegnanti riferiva ai miei genitori, con un cliché ripetitivo e stereotipato: “… fa l’indispensabile, potrebbe fare di più ma si accontenta di galleggiare… e per giunta è un ragazzo capotico”.

Aggettivo che mi ha accompagnato per tutta la mia infanzia, talché quando in famiglia mi volevano rimproverare per qualcosa, il che avveniva spesso, venivo etichettato con: “… avevano ragione i tuoi insegnanti a dire che sei capotico”.

Con la maturità ho voluto approfondire le radici dell’aggettivo capotico, scoprendo che è un termine dialettale pugliese e campano che identifica un soggetto cocciuto/ostinato. Ho vissuto quasi tutta la mia carriera scolastica con il peso di questo macigno denominato “capotico”, che in alcuni frangenti ha rischiato di schiacciarmi, mentre nella mia piena maturazione ho scoperto che l’aggettivo dialettale “capotico”, forse erroneamente ab-usato da alcuni miei insegnanti dell’epoca, altro non era quello che correttamente tradotto in lingua italiana diventa:”deciso, determinato, ecc…ecc.”. Scrollatomi di dosso il peso che per anni mi ha tolto il respiro, rischiando di compromettere la mia formazione, oggi posso affermare che il peso di un uso di aggettivo sbagliato mi ha reso persona estremamente decisa e determinata, forse anche troppo. In conclusione, l’uso degli aggettivi e, in particolar modo, quelli qualificativi, possono incidere e alterare la formazione dei giovani, esaltandoli oltre misura per un verso, per altro verso potrebbero mortificarli, il punto di equilibrio va ricercato nell’allocuzione latina “cum grano salis”. Questa modesta riflessione, ha lo scopo di farci riflettere sul peso e il valore delle parole, in quanto un uso inappropriato, oppure sbagliato potrebbe nuocere irrimediabilmente sulla formazione dei giovani.

A questi ultimi, mi permetto di suggerire di coltivare, approfondire, utilizzando la lingua italiana in forma corretta, abiurando l’uso ricorrente di espressioni che influenzano il loro linguaggio provenienti da video virali, che compromettono il parlare quotidiano, enormemente utilizzato, anzi abusato dall’uso dei vari social.

Articolo a cura del Prof. Alessandro Calabrese

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